49) Vogt. La concezione della vecchiaia prima e adesso.
Dopo aver affermato che una volta la vecchiaia era considerata con
grande rispetto e venerazione, Carl Vogt conclude constatando che
nella seconda met del secolo diciannovesimo essa sia ormai
valutata come un ostacolo al progresso.
C. Vogt, Lettere fisiologiche, trentesimo.

Il rispetto che la vecchiaia ispira in ogni uomo bene educato ha,
in tutti i tempi, fatto considerare questa et come l'espressione
del pi alto sviluppo dell'intelligenza. Se si considera come un
massimo la scomparsa delle passioni, l'insensibilit nei confronti
delle impressioni esterne, la mancanza di slancio, la scipitaggine
delle produzioni spirituali e l'opposizione ad ogni progresso, si
ha ragione di accordare al vecchio la saggezza che comunemente gli
si attribuisce. Se si  occupato di scienze o di altri lavori che
hanno bisogno di uno spirito superiore, il vecchio si attiene
unicamente alle sue opinioni e alle sue idee; egli non  pi
capace di contribuire al loro avanzamento; non comprende, al
contrario, alcun progresso, e si compiace di ci che regredisce;
diffida quasi sempre di ogni novit e le rifiuta la sua
approvazione; se l'accetta, non comprende le nuove vie che vanno
aprendosi, non coglie le trasformazioni che subisce la scienza e
che tendono a modificarla, trova invece che tutto gli era gi noto
da un pezzo e che i fatti nuovi non apriranno orizzonti nuovi.
Ogni cosa , al contrario, rimasta per lui quella che era prima.
Quanto alla forza creatrice dello spirito, si pu dire, senza
ingannarsi, che tutte le produzioni simili, veramente concepite
nel periodo della vecchiaia, potrebbero essere distrutte senza che
le scienze o le lettere nel senso pi esteso della parola ne
soffrano minimamente.
Una morte necessaria mette fine a questa retrograda metamorfosi
del corpo e all'attivit umana: essa non deriva da uno stato di
infermit particolare, bens da un indebolimento uniforme
dell'attivit vitale di tutti gli organi. Tale indebolimento, 
vero, provoca in generale in questo o in quell'organo speciale una
malattia mortale.
Grande Antologia filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
ventiquattresimo, pagine 116-117.
